Autotrasporto: la continuità operativa passa (anche) dalla disponibilità di autisti

Mag 4, 2026 | Blog | 0 commenti

Un gap difficile da colmare

Un clima incerto in cui si naviga a vista e che non lascia margine ad errori: questa è la situazione che affronta il settore autotrasporto, anche alla luce dello scenario geopolitico attuale. In questo contesto, la continuità operativa non è più un dato acquisito, ma un equilibrio da presidiare quotidianamente. 

Tra le criticità più evidenti – ormai strutturali – emerge quella legata alla carenza di personale viaggiante, non solo in Italia ma a livello europeo. Un fattore che non incide solo sul piano occupazionale, ma che ha effetti diretti sulla capacità di pianificare, eseguire e garantire i flussi lungo tutta la supply chain. A livello nazionale, il gap è stimato tra 20.000 e 25.000 autisti e il fabbisogno occupazionale nei prossimi anni resterà elevato, un dato che sta già producendo impatti concreti sulla gestione operativa e che continuerà a incidere nel medio-lungo periodo. Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati IRU (International Road Transport Union), solo il 2,2% degli autisti ha meno di 25 anni, mentre circa il 45% ha più di 55 anni, dati che evidenziano un forte squilibrio demografico. 

Questo scenario si traduce in una crescente difficoltà nel garantire la disponibilità di mezzi nei momenti di picco, in una minore flessibilità nella gestione dei viaggi e in una maggiore esposizione a ritardi o inefficienze: la disponibilità di autisti diventa quindi un elemento determinante per la tenuta stessa dell’operatività. A questa carenza si affianca, inoltre, un debole ricambio generazionale, poiché la professione dell’autista risulta oggi poco attrattiva, soprattutto per i giovani. 

Come rendere attrattiva questa professione nel 2026? 

Un suggerimento arriva dalle Associazioni di settore – Confartigianato e Federtrasporti – che riflettono sulle rigide normative legate soprattutto ai tempi di guida e di riposo e al fatto che non siano sempre aderenti alle diverse realtà operative, senza distinzione tra viaggi di breve, medio e lungo raggio (parlando di ore). A partire da questa riflessione, restituendo flessibilità al lavoro dell’autista, si potrebbe tornare alla concezione passata, secondo la quale il “conducente” era simbolo di “autonomia”; rendere il lavoro più coerente con le effettive necessità operative quotidiane, potrebbe avvicinare le nuove generazioni alla guida. 

Parallelamente, le aziende stanno investendo nella formazione e nella digitalizzazione, proprio perché gli autisti di oggi devono saper padroneggiare strumenti digitali come telematica di bordo, app di pianificazione e tachigrafi evoluti, tecnologie che hanno reso la cabina un ambiente connesso in cui la guida si integra con attività di monitoraggio e gestione.

Inoltre, anche la disparità di genere nel settore gioca un ruolo importante; un gap che se colmato potrebbe contribuire a mitigare la carenza di nuovi conducenti. La percentuale di donne autiste rimane infatti molto bassa – meno del 7% nei Paesi coinvolti nelle analisi IRU. Ampliare l’accesso alla professione potrebbe contribuire, nel tempo, a mitigare la carenza di conducenti e a rafforzare la sostenibilità dell’intero comparto.

La continua ricerca di equilibrio tra pianificazione ed operatività

In questo scenario, la gestione del trasporto richiede un approccio sempre più attento e strutturato, in cui la pianificazione deve necessariamente tenere conto della reale disponibilità operativa. Per questo, diventa centrale lavorare su organizzazione dei flussi, ottimizzazione delle risorse e valorizzazione del capitale umano, a partire proprio dagli autisti. È proprio da questo dall’equilibrio tra pianificazione ed operatività, che dipende la capacità effettiva di garantire continuità, affidabilità e qualità del servizio lungo tutta la supply chain.